ITINERARI ED ESCURSIONI

PER ENTRARE NEL CUORE DELL'ALPE..

Alpe della Luna e Alta Valmarecchia offrono numerose possibilità di gite, per qualsiasi escursionista e con qualsiasi mezzo. Noi suggeriamo di visitare questi ambienti a piedi o in bicicletta (oppure a cavallo). Sono i modi migliori per avvicinare ed apprezzare le peculiarità dei luoghi, nel rispetto della natura, che è la vera “padrona di casa”. Non è tuttavia esclusa la possibilità di spostarsi con l’auto, la moto, ecc. In tal caso è ovviamente possibile muoversi con maggior velocità e dunque collegare località del territorio anche piuttosto distanti tra loro, con particolare riferimento alle numerose frazioni del comune di Badia Tedalda. Ecco allora una proposta-base (gita mediamente di una giornata) per chi si muove a piedi, per chi si sposta in bici e per chi usa mezzi a motore.

Alpe della Luna - segnaletica

Ma prima due precisazioni. Come detto, le possibilità di escursione – specie sui sentieri della Riserva – sono diverse. Per chi volesse “costruirsi” il proprio itinerario, presso il Centro Visite sono a disposizione sia materiali informativi (carte dei sentieri, guide tematiche, ecc.) sia personale a disposizione per consigli, indicazioni, ecc. Soprattutto quest’ultimo aspetto preme sottolineare: prima di iniziare un’escursione è consigliabile prendere informazioni aggiornate – presso il Centro Visite – sullo stato della rete sentieristica e sull’accessibilità dei luoghi.

Per chi va a piedi: Monte dei Frati e Monte Maggiore

PP e PA: Poggio La Piazzuola (m. 822 slm)
Altitudine massima: M. dei Frati (1453 slm)
Lunghezza: 14,5 km
Difficoltà: E
La dorsale principale dell’Alpe della Luna si presenta con un susseguirsi di rilievi ricoperti di boschi, a cui si connettono i diversi crinali secondari, anch’essi ricoperti da rigogliosa vegetazione boschiva. Camminare sui sentieri dell’Alpe della Luna significa dunque immergersi nella natura, e l’itinerario qui descritto consente di percorrere uno dei tratti più belli, toccando le due vette principali.
Il punto di partenza – raggiungibile in auto da Badia Tedalda in dieci minuti – è Poggio La Piazzuola (seguire le indicazioni per Monteviale e qui svoltare a sinistra, su sterrata).

Alpe della Luna - panorama

Lasciata l’auto, prima della sbarra (sulla destra) notiamo il sentiero CAI n.19, che sale al Monte dei Frati: lo imbocchiamo e lo seguiamo fedelmente. Nella prima parte abbiamo diversi affacci sulla Val di Bruci, poi il panorama si apre sulla dorsale di Monterano. Dopo circa 2 ore di cammino arriviamo al Monte dei Frati. La cima è ricoperta di alberi, e appena sotto si trova il piccolo bivacco Massi, dove ci si può riparare in caso di maltempo (nella zona anche i resti della Linea Gotica, segnalati da tabelle).
Proseguiamo per Monte Maggiore (m. 1.384) sempre tenendoci sul sentiero di crinale 00, che in questo tratto costeggia il dirupo della Ripa della Luna: un’impressionante parete quasi verticale di 200 metri, costituita da marne e pietre arenarie.
Monte Maggiore si raggiunge in circa mezz’ora di cammino dal Monte dei Frati; giunti sulla sua vetta, più “aperta” rispetto al Monte dei Frati, possiamo godere di ampie e splendide vedute sia sull’Alta Valtiberina che sul versante marchigiano.
La discesa si effettua lasciando il sentiero 00 per imboccare il sentiero CAI n. 5 che si dirige verso Case di Monterano e il Passo di Montelabreve. Nella prima parte si cammina ancora sul crinale, toccando Poggio Valaffio (subito dopo fare attenzione a tenere la sinistra ad un bivio che si incontra) e poi Poggio delle Giavattine (1.103 m.). Ora il sentiero diventa meno ripido e – fatti circa 500 metri – eccoci al bivio per Case di Monterano. Qui lasciamo il CAI n. 5 per prendere a sinistra, in discesa. In meno di un chilometro siamo al Rifugio di Monterano (il rifugio di norma è chiuso, per l’eventuale utilizzo occorre chiedere al Centro Visite). Siamo giunti a questo punto sulla strada forestale: in circa un’ora e mezzo di cammino – dopo vari saliscendi in un bel bosco di faggi e cerri – siamo di nuovo a Poggio La Piazzuola.

Per chi va in bici: il sentiero della battaglia

Proponiamo un itinerario che trae ispirazione dalle escursioni ideate per visitare i resti della Linea Gotica, ma che in realtà consente una vera e propria immersione nell’area dell’Alpe della Luna. L’itinerario – denominato “Il Sentiero della battaglia” – è ad anello, ed ha come punto di partenza e di arrivo Badia Tedalda. E’ lungo 23 km e presenta un dislivello complessivo in salita non particolarmente proibitivo (625 m.). Richiede però l’uso della mtb. Di seguito la descrizione.
Il crinale a sud di Badia Tedalda, spartiacque tra Valmarecchia e Valle del Metauro, nel giugno ‘44 fu teatro di un cruento scontro armato tra tedeschi e partigiani. In bici, partendo da Badia Tedalda, seguiremo proprio una delle vie di salita impegnate dalle truppe nazifasciste la mattina del 4 giugno 1944, quando – muovendo con due colonne, da Badia Tedalda e Sestino – tentarono di accerchiare ed eliminare, senza riuscirvi, i distaccamenti partigiani della V Brigata Garibaldi “Pesaro”. Il rastrellamento incontrò l’accanita resistenza dei partigiani, appostati sui crinali e ben armati. La battaglia che ne scaturì durò un’intera giornata e al termine i partigiani riuscirono a ripiegare senza gravi perdite.
Dalla piazza di Badia si scende – seguendo le indicazioni per Monteviale e Stiavola – fino al ponte sul fosso della Val di Brucia (km.1,5). Dopo breve risalita, all’incrocio si prende a sinistra per Stiavola, si segue il fondovalle, e – superata la bella cascata del Presale – si prosegue fino all’incrocio successivo (km.3,3), dove si svolta a destra per Montelabreve. Qui inizia la salita fino al valico: lasciata a sinistra la strada che conduce alla frazione di Stiavola, si prosegue in salita fino a che l’asfalto lascia il posto alla strada bianca. Si giunge così al Passo di Montelabreve (km.9). Appena oltre il passo, si prende a destra il sentiero CAI n. 5 e lo si segue integralmente, fino a superare la quota massima appena sotto il Poggio di Monterano.

Passo di Montelabreve - Segnaletica

E’ una strada forestale quasi interamente pedalabile; solo in brevi punti il fondo si presenta disagevole (brevi rampe ripide) e costringe a fare qualche passo a piedi. Ma poco male: se si fa attenzione alla segnaletica, si possono cogliere diverse opportunità per uscire dal cammino principale e visitare alcune delle postazioni meglio conservate di tutta l’area. Le punte più elevate del crinale si presentano ancora oggi come delle piccole “cittadelle” fortificate, ma tra una punta e l’altra grandi “buche” e tratti di trincee permettono di rendersi conto del modo in cui i soldati – scesi dalle postazioni di osservazione e di contraerea – si riparavano durante i bombardamenti alleati o durante i turni di riposo.
Giunti al bivio di Monterano (km.11,3) il percorso scende a destra su sentiero segnalato; tuttavia chi vuol proseguire ancora un po’ a sinistra (verso Monte Maggiore) dopo poco troverà – a sinistra del sentiero – alcune postazioni che guardano a sud, collocate a controllare la strada che sale da Parchiule e dunque gli eventuali movimenti nemici in questa vallata, nella zona delle sorgenti del Metauro.
Al bivio di Monterano, come detto, il percorso in bici prosegue prendendo a destra: si lascia il crinale per scendere sulla strada forestale, e in breve si giunge alla Casa di Monterano (km.12,5), unico casolare sopravvissuto di una piccola frazione che all’epoca fu sede di un comando tedesco.
La strada forestale, ora ampia e senza deviazioni significative, attraversa la Val di Petra e con alcuni saliscendi giunge a Poggio la Piazzuola (km.18). Qui, aggirata la sbarra, si prosegue verso destra su sterrata aperta alle auto. La discesa – inizialmente lieve poi più decisa – ci conduce prima a Monteviale (km.19,5) e poi, su asfalto, all’incrocio presso il ponte di Val di Brucia (km.21,7). Ora, svoltando a sinistra, non resta che risalire il ripido ultimo chilometro già percorso alla partenza e ci si ritrova in piazza, a Badia Tedalda.

Per chi va in moto o in auto: tour dell’Alta Valmarecchia

Badia Tedalda – San Patrignano – Rofelle – Montebotolino – Fresciano – Caprile – Pratieghi – Caprile – Arsicci – P. di Viamaggio – Viamaggio – Badia Tedalda.

Tour piuttosto articolato sotto diversi punti di vista (a cominciare dal fondo stradale: non mancano tratti di strade bianche), ma che consente di percorrere tutta l’Alta Valmarecchia e di godere dei suoi bellissimi paesaggi.
Partiti dalla piazza di Badia Tedalda, si procede in direzione di Rofelle. Dopo circa 3,5 km incontriamo sulla destra il piccolo ma grazioso nucleo di case di San Patrignano: in passato qui vi era un sito fortificato, il Castrum Sancti Paterniani, sorto nel corso dell’XI secolo.
Scendiamo ancora e con alcuni tornanti siamo al Marecchia, che superiamo su un ponte nei cui pressi si trova un antico mulino (oggi ristrutturato ed adibito ad abitazione privata).
Rofelle dista circa 6,5 km da Badia Tedalda; qui giunti, conviene fermarsi per lo meno per uno sguardo alla medievale chiesa di Santa Maria: vi sono conservate pregevoli opere del XVI secolo, tra cui degli interessanti paliotti d’altare policromi.
A Rofelle sono stati rinvenuti anche frammenti di buccheri etruschi, di vasi greco-attici, e due basamenti di statue funerarie romane, a testimonianza del fatto che nella zona correvano vie di comunicazione frequentate fin da tempi remoti. In particolare, un antichissimo cippo romano che si ergeva davanti alla chiesa e tracce di pavimentazione romana rinvenute non distante dal Ranco, indicherebbero che in questa zona passava la stessa Ariminensis.

Montebotolino (2)

Lasciata Rofelle, si prende a salire e in circa 4 km si raggiunge Montebotolino. La visita a questa piccola frazione arroccata alle pendici dell’omonimo monte è d’obbligo. In origine fu un castello posseduto dalla nobile famiglia dei Cattaneo di Montebotolino. Passò poi – alla fine del XIII secolo – tra i territori dell’Abbazia di S. Michele Arcangelo dei Tedaldi. Oggi non vi vive stabilmente più nessuno, ma nei week-end e in estate le case tornano ad essere abitate. L’aria è fresca, pulita e profumata, ed affacciandosi dalla palizzata che protegge la “Ripa del Paradiso” si gode di un panorama mozzafiato sull’Alta Valmarecchia. Da segnalare la chiesa, nella parte più antica dell’abitato, con il campanile impostato sulla torre del castello. Dedicata a San Tommaso, al suo interno conserva una pala d’altare in terracotta invetriata (l’Incredulità di San Tommaso), eseguita nella seconda metà del XVI secolo da Santi Buglioli su commissione di Gnognio di Salvatore da Montebotolino.
Da Montebotolino si procede su strada bianca (a tratti dissestata, ma non impossibile) per giungere in circa 5,5 km a Fresciano. Poco prima di entrare nella piccola frazione, (con breve deviazione a sinistra rispetto al nostro senso di marcia) è possibile raggiungere Fresciano di Sotto e il santuario della Madonna della Neve, che comprende una piccola chiesa, un’ala per il romitorio ed un portico. Deve il nome alla tradizione secondo cui il perimetro del santuario – in origine dedicato alla Madonna delle Grazie – fu tracciato seguendo le indicazioni di un muro di neve che si formò in una notte di agosto. Si ricorda inoltre il prodigio della mula del cardinal Bevilacqua, di passaggio qui nel 1530: l’animale, giunto dinanzi alla cappella fatiscente, si inginocchiò. Il cardinale, colpito, ne ordinò allora il restauro).

Santa Maria delle Grazie - Fresciano (esterno 2)

Secondo la tradizione, il nome di Fresciano deriverebbe da “Frecciano”: luogo nel quale si rinvenivano una gran quantità di frecce, a testimonianza di antiche battaglie. Questi eventi bellicosi sarebbero ricordati anche da altri toponimi (“Piano della Battaglia”, “Fossato del Maschio”, “Poggio dei Dannati”). Fu certamente un luogo fortificato fin dall’Alto Medioevo, anche se oggi non rimane più nulla del castello sullo strapiombo tra il Marecchia e il Rio, appartenuto nel tempo ai Faggiola, ai Tedaldi, ai Montedoglio e alla Repubblica Fiorentina. A Fresciano in agosto si tiene una festa ormai tradizionale, la “Festa della Ranocchiata” che coinvolge tutti gli abitanti nella preparazione. prevede giochi antichi, gare sportive, pranzo alla contadina, musica dal vivo e la “corsa delle ranocchie in carretta”.
Ancora avanti fino a Pratieghi, che si raggiunge in circa 5 km. Qui – con breve passeggiata a piedi – si possono raggiungere le sorgenti del Marecchia (segnaletica in loco). Da ricordare, inoltre, che in luglio nella frazione di Pratieghi si svolge la “Festa tra i monti”, con escursioni guidate, stand con prodotti tipici e spettacoli dal vivo.
Ripresa l’auto e percorsa per un tratto a ritroso la strada dell’andata, all’altezza di Fresciano si prosegue sulla provinciale, incontrando la piccola frazione di Caprile (5 km da Pratieghi). Anche qui in agosto si svolge una manifestazione tradizionale: la “Festa dell’Ospite”, con stand di prodotti tipici, musica dal vivo e balli.
Procedendo ancora, si arriva al bivio con le indicazioni per Arsicci. Si sale quindi fino a superare questa piccola frazione e si giunge ad incrociare la strada che proviene da Pieve S. Stefano (Sp “Nuova Sestinese”). La si imbocca a sinistra, salendo fino al Passo di Viamaggio (1050 m. slm), antico luogo di transito e punto di passaggio della Ariminensis (circa 9 km da Caprile).

Ora non resta che ritornare verso Badia Tedalda (8,5 km circa dal Passo). Scendendo, si incontra la frazione di Viamaggio, che nasce nel 1785, allorché viene collocata qui la dogana tra Stato della Chiesa e Granducato di Toscana.
In questa frazione si trova la fattoria dei Biozzi, antica famiglia di notai originari di Bagno di Romagna che avevano qui vasti possedimenti terrieri, sfruttati soprattutto per l’allevamento del bestiame (bovino e soprattutto ovino). Proprio questa fattoria fu per secoli il punto di raduno di tutto il bestiame della zona, che – in autunno – si preparava ad affrontare il viaggio della transumanza, per andare a svernare nelle pianure della Maremma.