LA VALMARECCHIA

UNA VALLE RICCA DI NATURA, STORIA E LEGGENDE

Racchiuso fra Toscana, Marche, Repubblica di S. Marino ed Emilia Romagna, questo singolare territorio è considerato da sempre una realtà di confine, teatro di lotte fra ducati, ma anche fonte di ispirazione di poeti quali il sommo Dante, Tonino Guerra, Pier Vittorio Tondelli ed Ezra Puond.
Entrando in questo paesaggio ci si dimentica delle vicine pianure emiliane, immergendosi in una natura mutata dove il fiume Marecchia si fa strada fra scarpate e colline di roccia, lasciando i tratti pianeggianti solo alla foce in Rimini. Inevitabile rimanere colpiti da una natura tanto ricca: i colori della terra si mescolano ai verdi dei boschi, regalando un perfetto equilibrio.

La Valmarecchia Toscana Romagna e Montefeltro una sola terra

Il fiume nasce nella fitta macchia de L’Alpe della Luna (Monte della Zucca – 1263 m..slm), in una splendido contesto naturale popolato da cervi, caprioli ed aquile. E’ facile perdere lo sguardo ammirando il ricorrersi di colline e speroni verso il mare; pian piano le rocce calcaree dell’Appenino lasciano spazio ad argille marnose e arenarie. Qui svettano fiere una moltitudine di torri, fortezze e borghi, mostrando la forza dei Montefeltro e dei Malatesta, e regalandoci balconi naturali unici come la roccia di S. Leo o il maestoso massiccio del Titano (S. Marino).

Monte Loggio

A pochi chilometri dal ponte romano di Tiberio a Rimini – percorrendo la direttrice della SR 258, che corre parallela al fiume – ci imbattiamo in un susseguirsi di rocche e campanili: Santarcangelo, capitale della poesia dialettale romagnola e di antiche fiere; Verucchio con la sua Rocca Malatestiana e i suoi scavi archeologici che ci riportano al X e il VII secolo a.C. e poi alla Civiltà villanoviana; S. Leo dall’imponente fortezza militare, è diventata celebre per aver ospitato la prigionia dell’alchimista Cagliostro e dove S. Francesco ricevette in dono il Monte della Verna. E ancora: Pennabilli, borgo medievale e sede del Museo diffuso del Maestro Tonino Guerra, Badia Tedalda, capoluogo dell’Alpe della Luna, con la sua natura incontaminata, le sorgenti, i borghi e le terracotte Robbiane, S. Agata Feltria, uno dei borghi medievali più caratteristici del Montefeltro (con il Teatro Ligneo più antico d’Italia), Casteldelci, diede i natali a Uguccione della Faggiola, capo dei Ghibellini d’Italia, Maioletto, con la sua vista mozzafiato dall’Alpe della Luna al mare, Poggio Torriana ed il castello di Montebello, Talamello, paese del formaggio di fossa (qui chiamata Ambra di Talamello), Novafeltria con il Museo storico Minerario di Perticara.
Tanta è la bellezza che è frequente trovare questi paesaggi in grandi opere d’arte: prime fra tutte quelle di Piero della Francesca che ha scelto la valle come teatro delle sue raffigurazioni più celebri. 
In questa terra ancora vive sono le tradizioni e i detti popolari; ancora oggi si racconta che quando il vento di libeccio accarezza le montagne, giù sull’Adriatico si sentono i profumi delle pinete e il rumore di campanacci. Gioielli custoditi dalla terra sono il Tartufo e il Formaggio di Fossa che, nel giorno di S. Caterina, dopo 100 giorni di stagionatura, viene estratto da antiche fosse di tufo.
La Valmarecchia è anche cuore antico di favole e leggende; fra le più celebri la storia di Azzurrina e la leggenda de L’Alpe della Luna.

Monte Maggiore

Attraversare l’Alpe della Luna, in effetti, significa entrare in un’altra dimensione, sospesa tra i suggestivi suoni della natura e il fiabesco mistero del silenzio. Questa terra fascinosa è custode d leggende che da sempre accompagnano la buonanotte dei più piccoli. 

Gnomi e folletti popolano ancora oggi le foreste. E poi i tesori da scoprire, nascosti dai briganti che svaligiavano le diligenze che transitavano lungo la Via Major e sulle altre strade minori per raggiungere – dall’entroterra delle Signorie e del Tifernum – le pianure della Romagna,
Una delle leggende più note è quella di Rosalia e Manfredi di Montedoglio.
Nel Medioevo erano signori di Badia Tedalda i Conti di Montedoglio e di Chiusi e, quantunque questi signori avessero dato il castello ad ordini religiosi, venivano ogni tanto a visitarlo e davano delle feste alle quali invitavano i signorotti dei castelli vicini. 
 Fu proprio in una di queste occasioni che il giovane conte Manfredi di Montedoglio conobbe Rosalia, figlia del Signore e Podestà di Colcellalto, che a quei tempi era Comune. 
 Il giovane cavaliere, conosciuta la damigella, se ne innamorò pazzamente ed ella lo ricambiò di un amore ardente, pari al suo. 
 Ma i Montedoglio non approvarono mai questo amore; chiusi nella loro austera nobiltà, non avrebbero permesso che un loro rampollo sposasse una nobiluccia di campagna! 
 Tuttavia, con la scusa di visitare il possesso di Badia Tedalda, Manfredi andava spesso a Colcellalto dalla sua innamorata.
Nelle sere di luna piena, mentre i due giovani stavano al balcone a sussurrarsi frasi d’amore, Rosalia diceva: “Vedete, Messere, se, quando la luna sembra appoggiata all’Alpe, uno potesse toccarla, potrebbe chiedere ciò che vuole e sarebbe esaudito. Inoltre, raccontano i vecchi che sull’Alpe ci sono immensi tesori, ma nessuno è mai riuscito a toccare la luna e a prendere i tesori. Chi è andato, non è più tornato”. 
 La fanciulla tanto parlò al suo innamorato dei misteri e dei tesori dell’Alpe della Luna che lui, pur essendo superstizioso come tutti a quel tempo, pensò di andare sull’Alpe per toccare la luna ed impossessarsi del favoloso tesoro. 
 Così, una mattina di maggio il giovane conte disse a Rosalia: “Vado sull’Alpe a toccare la luna e a prendere i tesori che ci sono. E quando tornerò saremo tanto ricchi che nessuno potrà più ostacolare il nostro matrimonio”.
La giovane, che oltre che essere molto bella era anche molto coraggiosa, volle a tutti i costi accompagnare il suo innamorato nella sua avventura. 
 A nulla valsero le preghiere, le minacce del padre: sellati due cavalli, partirono alla volta dell’Alpe. 
 E da allora, nessuno li ha più visti ritornare. 
 Alcuni secoli fa, carbonai e boscaioli, che avevano costruito le loro capanne nei boschi in prossimità dell’Alpe, raccontavano che nelle notti di plenilunio udivano il galoppo di due cavalli e vedevano due ombre vicine, con le mani protese in alto, nel disperato tentativo di toccare la luna. 
 Ancora oggi gli ultimi carbonai di Montelabreve, Castellacciuola e Parchiule, sono a conoscenza di questi ed altri segreti della foresta, come quelli del tartufo e del caffè, che se siete fortunati vi sveleranno.

La Valmarecchia