Associazione Pro-Loco di Badia TedaldaProvincia di Arezzo

Capoluogo della Riserva Naturale dell'Alpe della Luna

Riserva naturale Le Robbiane Itinerari Mons.Ermenegildo Ricci Gastronomia

 

 

 

...dove la storia da spettacolo !!!

Il colle dei "Galli", sul quale oggi svetta, restituita agli antichi splendori, la Chiesa Abbaziale di San Michele Arcangelo, forse dice di più, storicamente , di quanto il toponimo ad una prima lettura potrebbe far pensare. Ci riporta, infatti, ai popoli italici, al tramestio di invasioni, di avanzamenti, di arretramenti di etnie che sono fenomeni propri di posizioni di confine o di transito, o di importanza strategica. Etruschi, Umbri, Romani, Galli e poi Bizzantini, Longobardi ed altri ancora transitarono per questi territori "badiali", passaggi obbligati per connettere le terre e le culture dell'Etruria, con quelle latamente adriatiche.

Le fortificazioni medioevali nel Comune di BadiaTedalda                        Simone De Fraja

 

Sono passati alcuni anni da quando chi scrive ha intrapreso, con la collaborazione dell'amico Francesco Pizzolato, una ricerca per l'individuazione, il censimento e lo studio delle vicende storiche relative a fortificazioni e postazioni difensive medioevali situate nel lembo occidentale della Massa Trabaria. La proposta di studio è pervenuta dalla "Proloco di Badia Tedalda" che, animata da Fulvio Piegai e dal suo staff di collaboratori, ha intuito il valore storico e scientifico di molte realtà quasi scomparse, il valore della memoria storica e la potenziale fruibilità per il pubblico delle stesse, mediante l'allestimento di percorsi didattici e non, in un equilibrato connubio tra territorio e storia, tra paesaggio e uomo, tra naturale ed artificiale.

L'ambito di azione della ricerca è il limite amministrativo del Comune di Badia Tedalda anche se si tratta di una limitazione convenzionale da cui è necessario talvolta prescindere per la comprensione del sito analizzato. Le fonti documentarie prese in considerazione sono molteplici e spaziano da regesti di documenti che coinvolgono Arezzo, Città di Castello, il Montefeltro, ad informazioni assunte in loco cui spesso funge da supporto la toponomastica e l'osservazione geomorfologica del sito, anche mediante foto satellitari e cartografia.

Di notevole interesse inoltre lo studio della viabilità locale per mezzo della quale è possibile ricostruire microambienti antropizzati che, riportati su scala più ampia, contribuiscono all'interpretazione del territorio Badiano.

I terremoti che nel corso dei secoli hanno scosso questo angolo di Appennino, l'instabilità geologica che caratterizza le gole del Presale e del Marecchia, oltre che l'abbandono ed il trascorrere del tempo sono i principali agenti che hanno contribuito al lento inesorabile disfacimento delle testimonianze del passato del Badiano: la ricerca si è dovuta scontrare con tali situazioni delle quali è necessario raccogliere ed interpretare le ultime tracce per conservarne la memoria.

E' il caso del castello di Fresciano che sorgeva sullo scoglio a picco sul Marecchia difeso dal baratro del canyon del fiume e, sul lato opposto, da importanti opere murarie. Esso sorgeva lungo un importante percorso che, per mezzo di un ponte, permetteva il contatto tra le due rive del fiume, tra l'area del Badiano ove persiste il significativo toponimo di Tramarecchia e le zone di Fresciano, Caprile, Arsicci e Pratieghi, sedi di importanti fortificazioni. Il ponte, più volte ristrutturato, sin dal passato, è definitivamente crollato alcuni decenni fa soccombendo ad una piena del fiume.

Lo scoglio ove sorgeva la struttura fortificata conserva oggi soltanto alcuni lacerti murari, realizzati medianti blocchi di calcare spaccato, proprio in ragione di piene fluviali che hanno eroso il supporto basale dello scoglio unitamente al dilavamento delle rocce derivante dagli agenti atmosferici. Testimonianze locali hanno fornito fotografie ove si nota un troncone di una torre quadrangolare crollata e giacente nel sottostante profondo alveo a seguito di importante crollo verificatosi negli anni Ottanta del secolo appena trascorso: una nota pubblicazione di metà anni Settanta ritraeva la torre posta sul ciglio del dirupo con un angolo basale scoperto ma ancora ben salda sulla roccia.

Nessun dubbio sussiste circa l’individuazione del frequente toponimo Caprile con quello insistente oggi sotto il Comune di Badia Tedalda; il diploma imperiale di Ottone I del 967 infatti, utilizzando il limite costituito dalla foresta di Caprile, delimita un’area circoscritta e cioè Cortem Paterno et Casam maiorem seu foresto de Tribleo quod est in iam dicto comitatu Aretino in Massa Uerona. Si tratta della zona di Montecoronaro, a Sud di Verghereto, ove ebbe sede l’abbazia camaldolese del Trivio, posta nei pressi dell’altra grande riserva boscosa costituita appunto dal foresto de Tribleo, individuata dai limiti del Montefeltro, di Bagno di Romagna, della Verna ed del Monte Calvano nonchè, a Sud-Est, proprio dal forestum quod dicitur Caprile. I sopralluoghi effettuati nell’autunno 2007 hanno individuato resti di murature attribuibili, per tecnica e materiale, al periodo medievale, probabilmente riferibili, attesa la posizione e le dimensioni del lacerto, ad elementi di fortificazione. Ancora, a Rofelle, è stato possibile rilevare, tra la vegetazione che ricopre la scoscesa ripa del torrente di Rofelle, lacerti murari relativi al castello dalle travagliate vicende storiche che sorgeva nel pianoro presso il ciglio del burrone. I tratti di muro giacciono in posizione erratica, ruotati rispetto ai letti di posa, unitamente a materiali di crollo sciolti. La ricerca ha tuttavia condotto anche all'individuazione di tratti della cinta della fortificazione di Montefortino, alla ispezione della torre di Ranco lungo il Marecchia (ove si conserva una volta a botte ancora in piedi) nonché al rilievo strutture del castello di Montelabreve, sorto presso un importante nodo viario e di antichi itinerari di crinale sottoposti al controllo dell'alta torre di cui il complesso era dotato. Indiscutibile appare l’importanza del rilievo: esso costituisce un passo montano di facile accesso per la vallata del Metauro e Tiberina, garantendo la possibilità di passaggio, da nord a sud: un passo montano ben praticabile, a quota inferiore ai mille metri, uno snodo viario presso cui confluivano anche altri itinerari che sfruttavano i crinali per Montefortino ed il Passo di San Cristoforo, nonché per Le Colubraie passando dal Sasso Aguzzo e l’antica fortificazione del Poggio della Regina. I ruderi di quest’ultima postazione sorgono non lontano da Montelabreve: forse strutture in materiale deperibile e sistemazioni artificiali del rilievo, relative ad una frequentazione tardoromana o altomedioevale, vennero convertite o potenziate con strutture in pietra presto abbandonate. L'encalve amministrativa, anch'essa territorio di ricerca, offre quanto rimane del castello di S.Sofia, più volte maneggiato nel tempo, la cui articolazione delle strutture fornisce numerosi spunti di studio: al nord / nord-est, della struttura si conservano  per qualche metro di alzato, le tracce di una torre circolare dotata di due piccole aperture quadrangolari, poste sullo stesso piano, mentre, verso est, si conserva l’imbocco della cisterna, quasi completamente ripiena di detriti lapidei ed intonacata. Situazione opposta è, invece, quella relativa al sito di S.Maria di Presale che, pur offrendo numerosi elementi per la ricerca (dalle considerazioni cultuali legate all'acqua, alla viabilità ed all'ipotesi di antica postazione di difesa), non restituisce oggettive evidenze materiali circa l'esistenza di una fortificazione.

 

  • Simone De Fraja, è avvocato del Foro di Arezzo dove svolge la professione e fa parte di Organismi associativi nazionali orientati alla formazione forense quali la Camera Penale di cui è socio Consigliere. Da molto tempo, per passione, si occupa di storia locale medioevale con particolare interesse per le fortificazioni cercando il riscontro sinergetico tra il dato documentale e l'evidenza materiale mediante "archeologia leggera" in campo. L'interesse ha trovato un punto di svolta nelle fortificazioni del Medioriente ove si è recato più volte per studio. E’ Socio Fondatore della Società Storica Aretina. All'attivo numerosi saggi apparsi su riviste specialistiche orientate allo studio di castelli dell'aretino quali il castello di Montegiovi, Rondine, Pietramala, Quarata ed anche Rassina quest'ultima avvenuta con i contributi grafici di Francesco Pizzolato.

 

  • Francesco Pizzolato, architetto in Arezzo, si è occupato di restauro di edifici rustici anche di valore storico sviluppando interesse per le fortificazioni oltre ad essere appassionato di paleontologia che coltiva a livello scientifico. Tra le pubblicazioni è da ricordare uno studio sulla ferrovia Arezzo-Fossato con ipotesi di riuso dell'antico tracciato ed una opera su pozzi e fonti di Lucignano in Valdichiana. Ha contribuito al volume "Il castello di Rassina" di Simone De Fraja.

Arezzo - Rimini

Era la via che gli antichi eserciti Romani calcarono in funzione antiannibalica ma anche in seguito le popolazioni della media e alta Valmarecchia, come quella dell' alto Montefeltro e del Foglia, avevano nei passi di Viamaggio (Via Major) e delle altre selle appenniniche circonvicine, gli itinerari commerciali e di comunicazione in genere sulle direttrici transappenniniche. Badia Tedalda ne era la scolta. I monaci amministravano l'utilizzazione delle ampie zone boscate, pascolive o messe a coltura organizzando anche la vita civile e religiosa. L'Abate, qui residente, raccolse per anni nelle sue mani ampi poteri autonomi, commisti al potere politico/militare, che gli permise di unificare l'ampio territorio che oggi, sostanzialmente, forma la giurisdizione del comune di Badia Tedalda. Così come in epoca romana Badia Tedalda fu, forse, una "mansio itineraria" quale appoggio dei viaggiatori in prossimità del valico, anche in seguito la struttura antropica e dei servizi perpetua questa funzione, con particolare riguardo per i "romei", i pellegrini che negli anni giubilari o comunque per devozione si recano a Roma e più tardi al "perdono" di Assisi. Ranco non era solo "dogana" ma anche posto di controllo, in caso di epidemie, dei pellegrini in transito; Rofelle aveva un lebbrosario, "hospitalia" erano sicuramente presenti a Fresciano e al Palazzo dei Monaci, da dove si scendeva per il Passo dello Spugnolo verso Aboca, mentre l'itinerario antico di Viamaggio faceva scendere al Tevere per Castelnuovo e Brancialino. Ancora a fine Settecento e nel primo Ottocento una "Strada Regia" o "Maestra", risaliva dal Ranco sulla sinistra del fiume Marecchia, portava al castello di Cocchiola, costeggiava per qualche tratto il "Fosso della Giustizia" e raggiungeva Viamaggio. Questo, come il passo dello Spugnolo e l'altro detto "delle vacche" hanno costituito punti di riferimento fino all'epoca moderna per viandanti, pellegrini, transumanti ed anche per soldataglie di ventura. Ma all'ambiente naturale e alle sue strutture varie, Badia Tedalda unisce una storia millenaria ricca di personaggi, di avvenimenti e di "frasi", che contribuiscono a rendere densa la stratigrafia memoriale di questo territorio. Fece parte, dopo il tramonto dell'impero romano, della regione delle "Alpi Appennine", dell'altra detta "dei Castelli" e della Pentapoli Montana.  Fa parte nel X secolo della Massa Verona e Ottone I ne investì  i precursori dei Conti di Galbiano  e di Montedoglio. A questo periodo probabilmente risalgono le primigenie abbazie di S.Arduino e di S.Michele Arcangelo. Nel temporale, poi, entra a far parte della Massa Trabaria (1209) e nello spirituale  della Pieve di Boccognano e della Diocesi di Città di Castello (almeno dal 1126). All' inizio del XIII sec. l' abbazia costituisce un autonomo nucleo di potere feudale su un territorio di circa 14.000 ettari. Ciò è rafforzato dal fatto che il nuovo monastero costruito nel 1238 dall'Abate Guido del Presale è strutturato come un "castrum". Inizia una persistente azione di unificazione delle varie comunità sotto un unico centro di potere e così si forma la struttura amministrativa che germinerà, nel tempo, il Comune moderno di Badia Tedalda, nella forma attuale creato nel 1775. Grandi figure di Abati signoreggiano la storia: l'Abate Tedalgrado del Sec.XIII. Esso contende il " Passo" al Vescovo Tifernate come a Ragneri di Carpegna (1267), ai Montedoglio e ai Motefeltro (1277). L'abate Niccolò, in un periodo di gravi perturbazioni feudali, si mette sotto la protezione di Pietro Tarlati; e dopo di lui verranno Uguccione della Faggiola e Neri della Faggiola. Quindi i Montedoglio (1385) che nel 1489 cederanno questo territorio alla Repubblica di Firenze. Al periodo fiorentino attiene l'Abate Bonafede, personaggio di cultura e di carattere, che ridarà lustro all'Abbazia e la arricchirà dei capolavori di terrecotte commissionandole a Benedetto da Buglione, della scuola Robbiana.Tra le tante particolarità che questo territorio e la storia conservano intatte, nonostante il susseguirsi delle mutazioni  politiche e giurisdizionali, è lo "Status" di S.Sofia/Cicognaia/Cà Raffaello. Si può dire che queste località costituiscono un'isola amministrativa fin dal 1277 (vedi nota enclave/exclave). Conservano questa caratteristica anche sotto il periodo dei Medici, quando, essi le comperano (1607) dei Gonzaga di Novellara, infeudandole al Marchese Fabrizio di Colloredo. Questi antichi "giochi dinastici" si sono incardinati profondamente fino a fare di questi territori, anche dopo l'unità d'Italia e l'avvento delle autonomie regionali, un'isola amministrativa della Toscana dentro la regione Marche. Un motivo in più, forse, per fare del territorio di Badia Tedalda, un insieme di "nicchie" dove ambiente, natura, storia, architettura di valore ed espressioni popolari, luoghi di culto e tradizioni di prodotti di qualità e di una gustosa cucina, convivono e sprigionano suggestioni profonde. 

Le Robbiane

Badia Tedalda è il Comune con il più ricco patrimonio artistico attribuito agli unici discepoli dei Della Robbia. In questi giorni una mostra-evento celebrativa la fa da protagonista.

Vai al link