...dove la natura da spettacolo !!!
Il territorio del comune di Bada Tedalda è ricco di paesaggi di interesse faunistico e floristico. La catena montuosa dell'Alpe della Luna è uno dei luoghi dove gli abitanti del posto pongono attenzione per capire immediatamente le condizioni atmosferiche che verranno: "se l'Alpe ha il cappello...porta via l'ombrello". Non solo; ogni residente, almeno una volta nella vita, ha solcato i sentieri che da basso portano in vetta "allo scalandrino" a quota 1453 metri. Da quel luogo si domina il centro Italia e l'emozione e lo stupore, di fronte a tanto creato, è talmente sorprendente che ogni badiale lassù ha dei ricordi, delle leggende, delle storie passate in giovinezza. Nei confronti di essa, gli abitanti di Badia Tedalda, nutrono da sempre un enorme rispetto e l'orgoglio di essere ai suoi piedi spinge ognuno di essi ad invitare i turisti ad incamminarsi negli stessi sentieri, ma, con lo stesso rispetto e la stessa educazione. Questi luoghi offrono prelibatezze coinvolgenti come il fungo prugnolo, il tartufo, il fungo porcino che animano la rivalità tra i cercatori o come i tanti preparati derivanti dal latte o dal miele. Queste sono una piccola parte di icone che caratterizzano le risorse naturali di questi luoghi. Un week-and non basterà a scoprire l'intero spettacolo che la natura può regalarvi.
Il prugnolo (Lyophyllum georgii) è un fungo piuttosto raro, presente nell'area dell'Alta Valmarecchia.
È conosciuto anche con altre denominazioni: "fungo saetta", per via della sua innata abitudine a nascere e scomparire in breve tempo, e "fungo di San Giorgio", perché sembra che la sua comparsa coincida con la festa di questo santo, il 23 aprile.
Il prugnolo cresce specialmente in zone alto collinari e montane, ai margini dei boschi, in radure, prati e campi, lungo le siepi o in mezzo agli arbusti e predilige i terreni tenuti puliti dal pascolo degli animali.
Cresce in gruppi numerosi, in cerchi o semicerchi detti "cerchi delle streghe" dove l'erba primaverile assume un colore più scuro. Ha il cappello spesso con i bordi rivolti all'interno, il colore è bianco-crema, le lamelle e il gambo bianche, aroma e gusto unico e prelibato.
La raccolta del prugnolo é da metà aprile a metà giugno: ricoperto di erba, non è ben visibile e il cercatore è costretto a tastare il terreno con le dita tanto è mimetizzato tra la natura e tanto sono ridotte le sue dimensioni.
È consigliata la raccolta dei soli esemplari piccoli e ancora chiusi, carichi dell'intensità aromatica che viene altrimenti perduta per effetto del naturale processo di esposizione al sole e di essiccazione.
Molteplici gli impieghi del prugnolo in cucina: sulle tagliatelle a Badia Tedalda ne vanno matti.
Il raviggiolo attualmente di sola produzione familiare, è un formaggio a base di latte intero vaccino e ovi-caprino, di forma rotondeggiante, senza crosta, con pasta morbida color bianco latte, tenerissima, dal sapore dolce e delicato. Si consuma fresco senza richiedere nessuna stagionatura. Viene prodotto in tutto la Valmarecchia, da ottobre ad aprile.
Nei secoli scorsi era considerato una vera prelibatezza e non mancava mai nelle tavole imbandite e nei banchetti.
La sua preparazione prevede che si lasci raffreddare di qualche grado il latte appena munto aggiungendovi caglio. Dopo trenta minuti si forma la cagliata, che non viene rotta ma prelevata in piccole quantità con un mestolo e posta a scolare su stuoie oppure su foglie di fico, di cavolo o di felce, da cui il termine 'felciata', sinonimo di raviggiolo.
Il miele. L'apicoltura è un'attività piuttosto diffusa nella valle: la qualità del miele locale è strettamente legata alla morfologia del territorio, costituito per il 90% da alta collina e montagna, e dipende in particolare da coltivazioni di piante caratteristiche di queste zone, come la sulla, l'erba medica e la lupinella, molto amate dalle api, a cui vanno aggiunte altre varietà spontanee anche non aromatiche. Tipico dell'Alta Valmarecchia, dove ci sono numerosi castagneti, è il miele di castagno, dal gusto amarognolo e forte, e dal colore scuro. Inoltre, a detta di alcuni esperti assaggiatori, questo miele è quello che meglio si sposa con il caratteristico formaggio di fossa produzione tipica della bassa Valmarecchia.Tra i mieli monofiore prodotti in Alta Valmarecchia va segnalata la melata, ricavata dagli alberi di querce, dal colore ambrato e ricca di minerali, come il potassio. Un tempo veniva prodotto uno straordinario miele di santoreggia, impiegato contro i disturbi respiratori. Oggi non si produce più perché la fioritura di questa erba aromatica avviene in settembre, quando le api hanno appena concluso la produzione del millefiori e sono pertanto debilitate e con le famiglie dimezzate. Le caratteristiche ambientali e territoriali dell'Alta Valmarecchia rappresentano la migliore garanzia per un miele di qualità. Un contributo decisivo in tal senso è offerto anche dalle cure particolari degli apicoltori locali, che cercano posti il più lontano possibile da fonti di inquinamento e controllano l'umidità durante la smielatura per impedire le fermentazioni. Altre produzioni apistiche tipiche sono il polline, ottimo ricostituente, il propoli, utile come rimedio contro le malattie stagionali, la pappa reale, cibo riservato all'ape regina e usato come ricostituente.
Il tartufo .La ricerca del tartufo è innanzitutto una bellissima attività che permette al tartufaio di stare a stretto contatto con la natura e con i fedeli amici a quattro zampe. La ricerca del tartufo richiede passione, costanza, tecnica e buone gambe. Non basta infatti acquistare un cane addestrato e mettersi a girare in campagna per trovare i tartufi. Un buon cane può certo aiutare molto, ma bisogna avere la necessaria tecnica e soprattutto l'esperienza sul campo, cosa che si può acquisire giorno per giorno, uscita dopo uscita, fatica dopo fatica. L'esperto tartufaio sa benissimo come comportarsi e sa anche che la salvaguardia dell'ambiente e delle pasture è l'accorgimento fondamentale per non esaurire in fretta la produzione di tartufo. La nostra zona è ricca di "giacimenti" del pregiato tubero. Lo si può gustare in tutti gli agriturismi e ristoranti della zona.
Il Porcino è un fungo ubiquitario, presente in tutti gli ambienti ed a tutte le quote. Dai boschi di querce della collina, alle faggete e abetaie di alta montagna. Si tratta di un fungo simbionte, gregario, che può nascere anche in grandi famiglie di molti esemplari. Tozzo e massiccio, giustifica appieno il suo nome, che è l’esatta traduzione di quello attribuitogli dagli antichi Romani (Suillus). Se indisturbato raggiunge facilmente grandi dimensioni, che a volte possono divenire eccezionali. Non sono infrequenti ritrovamenti di esemplari di peso superiore a uno o due chilogrammi. Dal punto di vista merceologico, la denominazione di Porcino è attribuita a quattro specie di boleti (la sezione Edules del genere Boletus) facenti capo al Boletus edulis ed aventi caratteristiche morfologiche e organolettiche molto simili. Qualche micologo è arrivato a farne dodici specie diverse, discriminando a seconda degli ambienti di nascita, gli alberi simbionti, i caratteri microscopici e macroscopici (forma, colorazione e proporzioni del corpo fruttifero). Il fungo porcino, grazie agli innumerevoli metodi di conservazione, è un ingrediente fondamentale nei piatti cucinati dagli abitanti del comune di Badia Tedalda.
Altri sapori
In diversi periodi dell'anno il territorio di Badia Tedalda offre prodotti naturali di enorme pregio: le fragoline di bosco, i lamponi, il ribes, la frutta selvatica ( susine, mele, pere, fichi ) le prugne dalla pianta del pruno. Questo è un arbusto tipico delle siepi miste autoctone dove si consocia con Biancospino, Evonimo, Roverella, Acero campestre, Rosa canina, Corniolo, ecc. Caratterizzato da un apparato radicale sviluppato ed espanso, colonizza anche boscaglie, pendii aridi e macchie. E' una specie rustica senza particolari esigenze climatiche o pedo-climatiche, si adatta molto bene anche a substrati argilloso-calcarei, sassosi e poveri, aridi tipici di alcune aree marginali. A parte le siepi trova impiego anche come cespuglio soprattutto per il buon effetto decorativo della sua fioritura. Con questo frutto raccolto in autunno ( dopo la prima giornata di brina ) si produce artigianalmente il "prugnolino" ottimo liquore da circa 40°.


















